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NON SIAMO PRONTI

Digital Transformation, AI, e l’onda che non aspetta nessuno

Digital Transformation, Digital Wave: IoT, Intelligenza Artificiale (AI), 5G, Big Data, Cloud, VR/AR, Digital Twin, Blockchain, automazione, cybersecurity…
 
Chiamale tecnologie emergenti, chiamale “nuovo mondo”. In ogni caso è una cosa sola: cambiamento.

Oggi la vita digitale sta aumentando le capacità dell’uomo. E i nuovi sistemi basati su informazione e connettività stanno creando opportunità (e sfide) che fino a pochi anni fa sembravano fantascienza.

Il cambiamento è sotto gli occhi di tutti e sta riscrivendo il panorama che ci circonda:

  • cambia il modo in cui lavoriamo,
  • cambia il modo in cui compriamo e vendiamo,
  • cambia il modo in cui comunichiamo,
  • cambia il modo in cui le aziende prendono decisioni,
  • cambia, in sintesi, la nostra vita.

Negli ultimi anni, in tante conversazioni tornano sempre le stesse domande:

Come sarà il futuro?
 Chi sopravviverà e ne trarrà beneficio?
 E chi invece rischia di restare indietro?

C’è da capire bene che, intorno a noi, sta succedendo qualcosa di importante.

Tutto è arrivato con poco preavviso

E sta creando nuovi scenari in ogni settore.
 Cambia quella che in termini di marketing si chiama customer experience e, di conseguenza, cambiano:

  • i processi operativi,
  • i modelli di business,
  • il rapporto tra persone, aziende e istituzioni.

Tutto questo si chiama trasformazione digitale.

E la cosa più onesta da dire è una sola:

La verità è: non siamo pronti.

Da dove si parte? Da una domanda scomoda

Perché creiamo tecnologie?

Le creiamo per garantire progresso, migliorare il benessere, ampliare le nostre capacità, relazionarci meglio con il mondo e,  nel bene o nel male, conservare la vita.

La ruota ha cambiato il trasporto.
 L’elettricità ha migliorato le condizioni di vita.
 La stampa ha diffuso cultura.
 Telefono e televisione hanno rivoluzionato la comunicazione.
 Internet ha reso disponibili risorse e conoscenza in quantità quasi illimitata.

E oggi?

Oggi c’è l’AI.

L’AI non è “una tecnologia in più”: è una forza moltiplicatrice.
 Automatizza, accelera, sintetizza, decide, personalizza, predice.
 E se la usi male, o se la subisci, può amplificare errori, disuguaglianze, dipendenze e vulnerabilità.

La digital transformation non è un “serial killer”…
 ma può lasciare parecchie vittime sul campo: aziende, ruoli professionali, modelli organizzativi, e perfino pezzi di identità (perché quando ti cambia il lavoro, ti cambia pure la testa).

Perché non siamo pronti?

Perché spesso convivono queste condizioni:

  • scarsità di competenze per guidare la trasformazione digitale (e oggi anche quella “AI-driven”);
  • strumenti scelti male o adottati “per moda”, senza metodo;
  • budget limitati e investimenti senza una rotta (senza competenza è difficile decidere dove mettere i soldi);
  • resistenza culturale al cambiamento, che è umana… ma nel digitale diventa pericolosa.

In altre parole, spesso stiamo affrontando un’onda anomala con: una zattera fatta con materiale di scarto e una bussola lasciata da qualche vecchio capitano di marina.

Per cavalcare quest’onda serve ben altro. Perché le tecnologie emergenti (AI in primis) cambiano il modo in cui creiamo, aggreghiamo e distribuiamo valore.

Dobbiamo prepararci all’impatto

Viviamo un’epoca di continui “aggiornamenti di sistema”.
 Capire dove stiamo andando è difficile. E spesso non possiamo nemmeno avere la presunzione di “cogliere opportunità”, perché le opportunità vere non arrivano con un cartello luminoso: vanno costruite.

Quindi conviene fare una cosa semplice (ma non facile):
 capire tecnologie e processi abbastanza bene da far emergere i bisogni reali.

Mi spiego: le opportunità si manifestano quando sai:

  • leggere un problema,
  • misurarlo,
  • disegnare un processo,
  • scegliere strumenti adatti,
  • governare dati, sicurezza e persone,
  • e oggi: capire dove l’AI ha senso e dove è solo fumo.

In Nowtech: competenze, metodo, e realtà

In Nowtech abbiamo un’ambizione chiara:
 informare e accompagnare persone e PMI dentro questo cambiamento, con un approccio pratico e misurabile.

Perché “fare digitale” non significa comprare software.
 Significa mettere in fila le priorità, proteggere i dati, rendere i processi più semplici, e usare l’AI in modo utile (non scenografico).

Se vuoi capire da dove partire davvero (senza buttare soldi e senza farti vendere “miracoli”), ci sentiamo e fissiamo un incontro:
 una chiacchierata concreta, per leggere insieme scenario, obiettivi e percorso.

Il cambiamento non aspetta.
 
Ma si può governare. Basta smettere di improvvisare.