Come fare un buon backup in 5 step

È un processo fondamentale per difendere i dati delle aziende. Si chiama backup e serve a mettere in sicurezza le informazioni, archiviandole in diverse copie.

Il backup permette alle aziende di recuperare dati in caso di perdita, danneggiamento o errata cancellazione.

Quante volte capita di trovarsi in una situazione di emergenza e di non ritrovare doc smarriti per errore o malfunzionanti?

Oggi scopriamo come fare un buon backup: ce lo spiega uno dei tecnici di NowTech, Ernesto Romano. Ecco i suoi cinque consigli e gli errori da non fare.

5 step per un buon backup

Ernesto spiega che per fare un buon piano di backup ci sono cinque attività necessarie.

La prima: organizzare i dati destinati alle copie di backup: «Innanzitutto, devi decidere la quantità di informazioni che vuoi includere nel piano di backup. Devi stabilire la dimensione che occupa, per calcolare il volume dei dati che hai bisogno per l’archiviazione».

Realizzata questa prima attività si passa al secondo step che vede come protagonista lo spazio di archiviazione: «Puoi utilizzare un hard disk esterno (per il cosiddetto backup esterno). Oppure servirti di un NAS (on site) o ancora di uno spazio in cloud (off site)».

Dopo queste due fasi, si passa alla terza che prevede l’utilizzo di un agent. Ernesto ci spiega cos’è: «Un agent è un software che si occupa di gestire i tuoi processi di backup. Grazie a un agent, indichi la tipologia di backup, la sorgente dei dati da “backuppare” e la destinazione delle copie. E hai anche la possibilità di stabilire i giorni e gli orari di frequenza dei processi (la schedulazione)».

Dopo l’agent c’è una decisione importante da prendere: la scelta della tipologia di backup. Ci sono tre scelte principali che puoi fare:

    1. Backup incrementale: «Quando imposti questo tipo di backup crei per la prima volta una cartella con la copia completa di tutti i file. Mentre nelle successive esecuzioni realizzi delle copie incrementali numerate che contengono solo le modifiche rispetto all’ultima esecuzione. I vantaggi? Ottimizzi lo spazio su disco e conservi uno storico delle modifiche dei file»
    2. Backup completo: «Con questo tipo di backup copi sempre tutti i file, sovrascrivendo quelli eventualmente esistenti. Si tratta di una modalità di backup che richiede più tempo e sfrutta più intensamente disco e banda.».
    3. Backup differenziale: «È simile a quella incrementale con la differenza che ogni backup differenziale contiene sempre tutti i file nuovi o modificati rispetto al primo backup completo (non rispetto al backup precedente, come invece avviene per il backup incrementale). Il backup differenziale è generalmente più grande di quello incrementale».

Definito anche quest’altra aspetto si passa al quinto e ultimo step. la protezione delle copie di backup con password di sicurezza. «In questa fase applichi una password di accesso alle cartelle copiate. Oppure imposti un utente con accesso esclusivo solo al percorso di destinazione dei backup.  O ancora, puoi comprimere sotto forma di archivio zippato e compresso le copie di backup, proteggendole con una password di sicurezza in caso di restore o estrazione dati».

Backup: gli errori da non fare

Alla fine del suo intervento, Ernesto ci spiega quali sono gli errori da non commettere durante un backup:

  1. Non effettuare il backup dei dati durante gli orari di lavoro: se devi ancora lavorare i dati che dovrai backuppare, imposta un orario dove è possibile farlo.
  2. Scegli, in caso di destinazione di rete, un utente di default per l’accesso alle risorse di rete. Potresti non poter accedere al percorso di destinazione: per questo, ti consiglio di creare un utente per l’accesso apposito.
  3. Proteggi lo spazio di archiviazione (HDD, NAS, Server dedicato) da sbalzi di tensione o interruzione improvvisa di corrente con  l’installazione di un gruppo di continuità. Così eviterai spegnimenti improvvisi causati da sbalzi di tensione o interruzione improvvisa di corrente.

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